Avocado (Persea gratissima)

Dalla polpa del frutto si estrae quest’olio. Il frutto ne contiene circa il 20% di cui un 80% di grassi polinsaturi (58% di oleico e 26% di linoleico)
E' efficace per i disturbi legati all'ipertrofia prostatica e per prevenirne l'inevitabile evoluzione verso l'intervento, per i disturbi ginecologici dovuti a fibromi uterini o a infiammazioni ovariche.
In questi casi riduce anche la fastidiosa sensazione di gonfiore al basso ventre. Riducendo la congestione pelvica e migliorando la vascolarizzazione al basso ventre migliora anche la circolazione delle gambe.E' anche molto utile per la tosse secca e stizzosa, nelle laringiti e per gli asmatici. E’ inoltre indicato come cura ricostituente, nelle convalescenze e per gli stati di inappetenza.
Su “Arthritis and Rheumatism (1998; 41: 81-91)” è stata pubblicata una ricerca condotta da E. Maheu, dell’Hopital Cochin di Parigi. La ricerca riguarda i disturbi dovuti all’artrosi dell’anca e del ginocchio, che sono le due forme più diffuse di artrosi. Studi di laboratorio e uno studio su 75 pazienti hanno segnalato che l’assunzione di capsule di olio di soia e di olio di avocado migliora, nel giro di qualche mese, la funzionalità dell’articolazione, aumenta la capacità di movimento e diminuisce il dolore. La conseguenza è stata che il gruppo di pazienti trattati con i due olii è ricorsa in misura notevolmente inferiore agli antiinfiammatori rispetto al gruppo di controllo trattato con farmaci placebo.
L’Avocado è forse il più tipico e specifico fra gli oli per uso cosmetico. E’ considerato un eccellente emolliente, grazie anche al suo contenuto in vitamine, Iecitina e insaponificabile (che costituisce l’8% dell’olio). Si può considerare un lipide ottimale (per l’odore gradevole, la facile lavorabilità, ecc.) e per le primarie proprietà eudermiche, quali emollienza, protezione dai raggi solari, riepitelizzazione dovute principalmente alla frazione insaponificabile. Viene pertanto usato come componente lipidica per oleoliti, unguenti, emulsioni ed in tutte le preparazioni restitutive per pelli secche, devitalizzate e nei prodotti solari. L’evoluzione degli insaponificabili, in cosmesi e in terapia, si è svolta gradualmente, sostenuta da numerose valutazioni sperimentali e grazie ai positivi risultati ottenuti. Tra le prime applicazioni terapeutiche degli insaponificabili da lipidi vegetali sono state particolarmente significative quelle di Thiers (1961). Egli ottenne risultati soddisfacenti nel trattamento di sclerodermiti, (malattia in cuiil tasso di collagene del tessuto connettivo diminuisce a scapito del tasso dei lipidi degli strati profondi del derma), evidenziando inoltre la diversa attività di insaponificabili di olii vegetali diversi. Successivamente Robert et al. (1980) studiarono l’effetto sul metabolismo della matrice intercellulare di una miscela di insaponibificabili di soia e di avocado sommistrati per bocca, giungendo a conclusioni interessanti: la miscela di insaponificabili testati su ratti bianchi Wistar determina a livello di un granuloma da carragenina una diminuzione del tasso di collagene ed un aumento sia della frazione lipidica sia del rapporto tra costituenti solubili ed insolubili, per incrementata attività degli enzimi proteasi e colleganasi tissutali e leucina-aminopeptidasi sierica. Nè il cortisone, né lo stigmasterolo, principale fitosterolo degli insaponificabili di origine vegetale, si comportano in modo analogo. Si suppone quindi che tali effetti siano imputabili o ad altri componenti dell’insaponificabile o ad un effetto sinergico della complessa miscela degli insaponificabili in toto. Anche questi autori indicano un impiego terapeutico della frazione insaponificabile in toto nella sclerodermite, nei processi di cicatrizzazione e in quell’aumento di collagene nella membrana basale capillare che si osserva nei diabetici. I risultati positivi ottenuti dalla somministrazione di insaponificabili hanno stimolato ricerche su un loro impiego topico per applicazioni sia in dermatologia che in cosmetologia. La somministrazione degli insaponificabili di soja e di avocado in veicolo oleoso su di un granuloma da carragenina in ratti, seguita da dosaggio dei costituenti della matrice intercellulare, confermò quei dati ottenuti precedentemente nell’uso sisternico di questi principi attivi. L’azione degli insaponificabi, sia per via topica che per via sistemica, può essere riassunta in una attivazione del metabolismo del tessuto determinata dall’aumento del tasso di enzimi quali le proteasi acide, le collagenasi tissutali e l’aminopeptidasi sierica. Il risultato è un incremento dei rapporti proteine solubili/proteine insolubili, collagenesolubile/collagene insolubile. Poichè tali variazioni, in caso di applicazione locale, si sono osservate solo limitatamente alla zona trattata, risulta interessante l’impiego degli insaponificabili non solo in dermatologia per la cura di casi patologici, ma anche in fitocosmesi per il miglioramento dell’aspetto della cute e per la sua protezione degli agenti esterni. Altre prove della validità dell’impiego in preparazioni topiche degli insaponificabili furono fornite da M. Hincky e A. Winkler: il primo ottenne risultati positivi nel trattamento di pelli secche, senili, delicate e fragili con tendenza a scottature solari; il secondo, usando l’apparecchio di Bingmer, ne valutò l’effetto incrementante la quantità di acqua negli strati più superficiali della pelle. Gli insaponificabili in toto sono usati principalmente in cosmesi in emulsioni emollienti, ammorbidentì e sebo restitutive per pelli secche e disidratate, delicate e sensibili. Per le proprietà fotoprotettive, decongestionanti e riepitelizzanti questi principi attivi vengono introdotti in prodotti solari e doposole, mentre per la loro azione sostantivante e surgrassante possono risultare particolarmente interessanti per la preparazione di balsami capillari e di creme risciacquo per capelli. Molto valido è infine l’impiego degli insaponificabili in dentifrici specifici per rafforzare le gengive.

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