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E' difficile trovare una molecola meno tossica della melatonina, presente in tutti gli organismi viventi, dagli esseri monocellulari all’uomo. Da diversi anni, questa sostanza sta vivendo un periodo di grande notorietà e dagli Stati Uniti si e' diffusa anche in Europa e, più recentemente, in Italia.

Numerosi medici ( tra cui anche il dott. Di Bella che cominciò a sperimentarla nel 1969) ne hanno comprovato gli effetti benefici, tuttavia la melatonina non e' registrata come farmaco in nessuno Stato poiché, essendo una sostanza naturale, non è brevettabile. La melatonina e' prodotta dalla epifisi durante la notte, con un andamento ritmico circadiano basato su 24 ore e caratterizzato da livelli molto bassi durante il giorno, e da un incremento notturno che inizia intorno alle ore 20, cresce fino ai valori massimi verso le 3-4 del mattino, per poi scendere ai normali valori diurni. Il ruolo esercitato dalla melatonina nell’organismo umano non e' del tutto conosciuto: si sa che i suoi effetti sono molteplici e interessano vari organi e apparati. Secondo la psiconeuroimmunologia avrebbe un ruolo fondamentale nel sistema immunitario, su cui esercita un forte effetto di riequilibrio, ma questa sarebbe solo una delle sue tante funzioni fisiologiche messe in luce da recenti evidenze sperimentali. Per esempio, agendo come antagonista dell’eccesso di cortisolo, la molecola ha una importante azione antistress ed e' un modulatore sia dei ritmi circadiani che del sistema neurovegetativo. Dalla ghiandola pineale viene messa in circolo dove, a causa della sua forte liposolubilita', e' in gran parte legata all’albumina, che la veicola a livello di tutti i tessuti dell’organismo Le sue proprietà antiossidanti sono state testate in vari modelli sperimentali dimostrando la riduzione della perossidazione dei fosfolipidi di membrana, il mantenimento della loro fluidità, una minore ossidazione delle LDL e un minor danno ossidativo sia a livello endoteliale che a carico dei neuroni cerebrali conseguente a ischemia o indotto dai farmaci antiblastici, dallo stress e dall’alcool. Sono stati evidenziati ridotti livelli di tale sostanza in individui affetti da cardiopatia ischemica ed e' stato suggerito che la supplementazione con melatonina possa essere utile nel ridurre il rischio cardiovascolare. In effetti la possibile azione antiossidante della melatonina sulle LDL e sulle cellule endoteliali, cosi come le proprietà antiaggreganti dimostrate in vitro, potrebbero ridurre il rischio di aterosclerosi. Inoltre la melatonina sembra influenzare in maniera importante anche l’emodinamica circolatoria aumentando il flusso sanguigno nei vasi carotidei, riducendo i livelli circolanti di noradrenalina. Vi sono delle condizioni in cui i livelli di melatonina osservabili nelle ore notturne sono sicuramente ridotti: invecchiamento, esposizione notturna alla luce artificiale, esposizione a campi elettromagnetici, malattie degenerative cerebrali, patologie cardiovascolari, assunzione di farmaci anti-ipertensivi ( beta-bloccanti, calcio-antagonisti), assunzione di benzodiazepine e corticosteroidi. Si hanno ridotti livelli anche nei deficit di apporto di triptofano nella dieta (precursore della sintesi di melatonina), negli abusi di alcolici, cirrosi, artrite reumatoide, porfiria, cefalea a grappolo e premestruale, insonnia e disturbi del sonno, depressione, schizofrenia, neuropatia diabetica. Considerata un ormone prodotto dalla ghiandola pineale,la melatonina ha tuttavia delle caratteristiche peculiari che la contraddistinguono dagli altri ormoni poiché: -viene secreta anche da altri organi quali ipofisi, tiroide, surrenali, gonadi. -se si asporta la ghiandola pineale, la melatonina circolante non scompare. -non esiste alcun fattore di rilascio per la melatonina. -provoca effetti da sovradosaggio pressoché nulli. Numerosi sono stati gli esperimenti di somministrazione per verificarne la tossicità, ma finora non sono mai stati riscontrati effetti collaterali, anche in dosi massicce: infatti se il livello di melatonina nell'organismo risulta basso, la somministrazione dall'esterno ne rimpiazza la carenza, se il livello e' gia alto un'ulteriore somministrazione non provoca effetti collaterali perchè l'eccesso viene naturalmente eliminato con le urine. In vivo, è stato osservato come l’assunzione di melatonina esogena tenda a ridurre la secrezione di melatonina endogena, mettendo in uno stato di “riposo” la ghiandola pineale. Questa condizione sembrerebbe rallentare l’invecchiamento della ghiandola stessa. Interrompendo la somministrazione di melatonina esogena, la ghiandola pineale riprende a sintetizzare la molecola endogena in quantità fisiologiche Numerosi sono gli effetti benefici dimostrati dall'assunzione di questa sostanza: - aumenta i livelli di zinco. - diminuisce il colesterolo. - sostiene la funzione immunitaria. - protegge il cuore. - stimola le funzioni sessuali. - facilita il sonno. - e' utilissima nei cambiamenti di fuso orario. - mantiene la memoria. - stimola la produzione dell'ormone della crescita. -agisce come potente antiossidante. La capacità che la melatonina ha di interagire con i radicali liberi (fatto, questo, che le ha valso l'appellativo di spazzino dei radicali liberi), deriva sia dal fatto che tale ormone possiede una grande affinità chimica per i radicali idrossilici, sia dalla capacità di reazione diretta anche nei confronti di altre sostanze nocive, quali gli anioni superossidi. In tal senso la melatonina agisce, contrariamente ad altri comuni anti ossidanti come il glutatione e l'acido ascorbico, in maniera definitiva sui radicali liberi, bloccando cioè la catena di eventi che conduce alla produzione e all'automantenimento delle sostanze ossidanti. Essendo sia idrosolubile che liposolubile (proprietà rara in natura), la melatonina è in grado di diffondere in ogni parte dell'organismo, superando persino la barriera ematoencefalica del cervello e quella placentare. In particolare, a livello cerebrale, è anche in grado di determinare una stimolazione dell'attività del più importante sistema antiossidante in quella sede e cioè l'enzima glutatione perossidasi Inoltre, la melatonina è presente in concentrazioni relativamente elevate nel nucleo cellulare associandosi strettamente alla molecola di DNA. Pur non conoscendo la modalità di questo legame, si è scoperto che la melatonina possiede una elevata capacità di proteggere le molecole di DNA dai radicali liberi legandosi ad esso, all'interno del nucleo delle cellule -è un regolatore del ritmo veglia-sonno. Non si puo' tuttavia pensare che la melatonina agisca immediatamente sul sonno poiché non e' un farmaco: assumendone regolarmente le quantita' occorrenti, chi ha problemi di insonnia o sonno disturbato, vedra' col tempo un notevole cambiamento nel riposo notturno e un risveglio sicuramente piu' tranquillo e sereno Un campo di applicazione importante della melatonina è la terapia dei tumori. L' effetto antineoplastico della melatonina sembrerebbe essere dovuto ad una attivazione-regolazione del sistema immunitario: aumento di proliferazione dei granulociti-macrofagi, incremento della sintesi di citochine, incremento dell’attività delle cellule NK, inibizione degli ormoni neuroendocrini quali la prolattina, il GH, gli estrogeni, inibizione della sintesi di sostanze proinfiammatorie quali le prostaglandine. L'azione antitumorale è in realtà il risultato di molteplici effetti biologici di questa sostanza, l'applicazione della quale nella cura del cancro non deve in ogni caso essere vista in antitesi rispetto ai trattamenti convenzionali ma in aggiunta e ad integrazione di essi. Vi sono numerose patologie neuropsichiatriche (sindromi depressive, schizofrenia, autismo, epilessia, demenza, alcuni tipi di cefalee, ecc.) che potrebbero trovare giovamento dalla somministrazione esogena di melatonina in quanto in esse sono state descritte alterazioni del ritmo della secrezione di questa sostanza con riduzione del picco notturno. Recenti studi, infine, hanno riportato un'azione antiaggregante a carico delle piastrine ed una diminuzione dei livelli di colesterolemia e, in pazienti con sarcoidosi polmonare, una completa scomparsa del quadro clinico dopo trattamenti con melatonina Tenendo presente gli stretti rapporti tra sistema nervoso, sistema immunitario e sistema endocrino ed il fatto che la melatonina sembra agire come regolatore in tutti questi ambiti ne deriva la sua importanza anche in situazioni patologiche apparentemente molto distanti tra di loro: dalle condizioni di stress ed esaurimento nervoso alle patologie di tipo infettivo (batteriche o virali), dagli stati di infiammazione alle patologie allergiche. Riportiamo volentieri il seguente articolo, apparso sulla Gazzetta di Modena il 17 luglio 2004, in omaggio al compianto Prof Di Bella che si è distinto per i suoi studi sulla melatonina Gazzetta di Modena, 17 luglio 2004 In concomitanza con l’anniversario della nascita del prof. Di Bella importante pubblicazione dà un riconoscimento postumo ai suoi studi Melatonina: ora si scopre utile contro il cancro Il «Trattato di medicina interna» sottolinea aspetti positivi nell’uso della sostanza Gli autori del Teodori rilevano proprietà e implicazioni positive di questa sostanza anche nella psichiatria Servizio di Vincenzo Brancatisano Il 17 luglio 1912 nasceva il prof. Luigi Di Bella, morto l’anno scorso. Di Bella, pioniere nell’uso della melatonina non solo nella cura dei tumori, ha ideato una terapia anticancro basata anche su somatostatina e retinoidi. «Senza la melatonina - sosteneva - non si può pensare di combattere il cancro». Ma il mondo scientifico snobbava la sostanza e quello politico provò a dichiararne l’illegalità con un decreto legge. E nel 1998, in occasione della sperimentazione della cura, si tentò di eliminarla: per Rosy Bindi la melatonina era “un alimento”. Ora esce un importante trattato di Medicina, destinato a medici e studenti che, pur non citando Di Bella, ne rilancia le intuizioni. La melatonina ha potere anticancro, promette bene in psichiatria e “può facilitare la sospensione di un trattamento con benzodiazepine, mantenendo una buona qualità del sonno”. Su altro versante, “riduce la distruzione tissutale durante la risposta infiammatoria”. E’ quanto si legge nell’edizione 2004 del «Teodori», lo storico «Trattato italiano di medicina interna» edito dalla Società Editrice Universo, 3250 pagine, euro 190. Nel paragrafo “Melatonina e neoplasie” gli autori Boscaro, Arnaldi e Faloia descrivono gli effetti dell’ormone prodotto dall’epifisi nella cura del cancro. Si fa riferimento alle proprietà antiossidanti, in relazione alle quali “è stata recentemente dimostrata l’efficacia della melatonina somministrata a dosi farmacologiche nel ridurre il danno tissutale cardiaco in modelli sperimentali di ischemia/riperfusione”. I dati, che riguardano soprattutto modelli animali, “possono avere implicazioni cliniche nell’anziano, dove i livelli di melatonina sono naturalmente ridotti predisponendo così i soggetti in età avanzata a danni maggiori del muscolo cardiaco durante episodi acuti di ischemia”. Ma veniamo ai tumori. Oltre alla sua capacità oncostatica, “altri potenziali meccanismi riguardano la capacità della melatonina di ridurre l’angiogenesi tumorale”, cioè la formazione dei vasi sanguigni che alimentano il tumore. Ancora. “Come antiossidante la melatonina si è dimostrata capace di ridurre il danno indotto dai radicali liberi al Dna meglio di altri antiossidanti classici”. E’ poi segnalata “la modulazione del sistema endocrino e di quello immunitario dove, tra l’altro, la melatonina è un potente inibitore della apoptosi (autodistruzione, ndr) nelle cellule immunitarie”. In un altro passaggio che si riferisce a una linea cellulare di carcinoma mammario si legge che “la melatonina ha dimostrato inibire la crescita cellulare, aumentare l’apoptosi ed inibire la capacità di metastatizzare”. Alcuni risultati “hanno fatto ipotizzare che la melatonina possa essere utilizzata nel trattamento del melanoma uveale metastatico, una delle più frequenti neoplasie oculari”. Molti risultati descritti sono stati rilevati sugli animali. Nell’uomo “i dati sono più confusi ed incerti anche se nella maggior parte dei casi sembra confermarsi il ruolo protettivo della melatonina”. Il legame tra il ritmo di secrezione di melatonina e lo sviluppo del tumore “sembra essere particolarmente evidente nei pazienti con carcinoma mammario e carcinoma prostatico”. E ancora: “In pazienti con carcinoma del polmone e gastrointestinale è stata trovata una correlazione inversa tra i livelli di melatonina e l’indice proliferativo”. Anche se Di Bella prescriveva il farmaco ai pazienti, ricordiamo che si è ancora in una fase sperimentale (anche per i ritardi e le ostilità della scienza) e non sono noti gli effetti collaterali a lungo termine: gli autori segnalano il rischio di una certa “attività anche oncogenica” della sostanza. Ma, prosegue il Teodori, “in alcuni pazienti, i risultati degli studi sembrano essere promettenti. Nell’uomo, l’impiego terapeutico della melatonina ha ridotto in alcuni casi la crescita neoplastica e prolungato la sopravvivenza, spesso migliorando la qualità della vita”. L’impiego combinato di melatonina ed interferone, per esempio “si è dimostrato superiore al solo interferone nel trattamento di 33 pazienti con carcinoma del rene metastatico”. E ancora: in altri studi “la somministrazione serale di melatonina per via intramuscolo in 54 pazienti con tumori solidi di varia natura, metastatici ed in fase molto avanzata, ha portato ad una parziale risposta (riduzione del tumore di oltre la metà, ndr) in un caso, ad una minima risposta in due casi e ad una stabilizzazione della malattia in 20 casi. Gli stessi autori... hanno poi trattato altri pazienti affetti da differenti neoplasie in stadio avanzato e prognosi infausta”, confrontando gli effetti ottenuti con la tradizionale chemioterapia con quelli ottenuti aggiungendo la melatonina. I risultati di questi studi “hanno dimostrato che la melatonina può agire sinergicamente con i chemioterapici aumentandone gli effetti antitumorali, stabilizzando la malattia e, seppure in pochi casi, ottenendone una regressione”

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